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La progettazione

Questo documento ha l’obiettivo di introdurvi ai concetti basilari dell’attività di progettazione. Questi concetti sono utili per poter presentare progetti di ricerca che siano conformi agli standard attesi dalle diverse istituzioni che più o meno periodicamente bandiscono finanziamenti per progetti di ricerca. La progettazione è lo strumento principale per chi desidera svolgere attività di ricerca specialmente nel sociale seguendo il paradigma della ricerca-azione. La maggior parte delle attività condotte dal laboratorio è resa possibile grazie a finanziamenti ottenuti per progetti di ricerca o di intervento.

I contenuti principali di un progetto

Ogni progetto ha le sue peculiarità determinate dalle caratteristiche del dispositivo di finanziamento, dalla tipologia di progetto e dalle specificità del contesto, ma possiamo identificare alcuni contenuti che sono generalmente presenti in un progetto.

Obiettivo: L’obiettivo principale rappresenta il prodotto finale, lo scopo del progetto. Può avere valenze diverse se messo in relazione a differenti aspetti, ad esempio possiamo identificare obiettivi di tipo teorico, metodologico e applicativo. L’obiettivo del progetto può essere anche definito in termini di ricadute a breve, medio e lungo termine.

Obiettivi specifici: Gli obiettivi specifici rappresentano i risultati intermedi del progetto che quando ottenuti permettono il raggiungimento dell’obiettivo del progetto. Gli obiettivi specifici devono essere dettagliatamente descritti e devono essere misurabili, nel senso che deve essere possibile quantificare il livello di raggiungimento dell’obiettivo.

Contesto: La descrizione del contesto può toccare differenti aspetti in relazione al tipo di contesto e di obiettivo del progetto. Possiamo produrre: la descrizione dell’evoluzione storica del contesto, la descrizione degli attori sociali coinvolti, la descrizione delle strutture e spazi presenti, la descrizione epidemiologica del fenomeno oggetto di studio, ecc…

Attività: Le attività sono le singole azioni, o gruppi di azioni della medesima categoria, che concorrono al raggiungimento di un obiettivo specifico. Ogni singola attività andrà descritta indicando tempistiche, risorse umane e materiali coinvolte, spazi o strumenti necessari. Solitamente ogni attività è collegata ad un obiettivo specifico perciò è utile indicare in che modo concorre al suo raggiungimento. Questa procedura consente di individuare facilmente eventuali attività necessarie o superflue.

Deliverables: I deliverables sono i vari prodotti del progetto. Rappresentano oggetti concreti che verranno distributi durante il progetto come ad esempio dei report periodici, dei dataset contenenti i dati raccolti o, in alcuni casi, dei veri e propri prodotti della ricerca che possono essere commercializzati. Solitamente, oltre alla descrizione del deliverable, viene anche fornita una data indicativa di produzione.

Valutazione: La descrizione degli strumenti di valutazione e degli indici di successo è una delle parti più importanti del progetto. In ogni progetto non deve mancare una descrizione dettagliata degli strumenti di valutazione che verranno adottati e l’indicazione dei tempi in cui verranno effettuate le valutazione. Solitamente viene programmata una valutazione ex-ante, necessaria per conoscere le caratteristiche del contesto o della situazione prima dell’intervento previsto, una valutazione ex-post, che fornirà il grado di raggiungimento degli obiettivi specifici e di conseguenza dell’obiettivo principale, ed una o più valutazioni in-itinere, utili per monitorare lo stato di avanzamento del progetto e ricalibrare gli obiettivi in caso di imprevisti.

Strumenti per la progettazione

Esistono diversi strumenti utili per l’attività di progettazione e la gestione dei progetti. Di seguito daremo una descrizione delle principali caratteristiche degli strumenti più usati. Come supporto per implementare questi strumenti potete usare carta&matita, dei fogli di calcolo (trovate diversi plugin per google doc che sono stati sviluppati appositamente) o dei programmi specifici (OmniPlan, Merlin Project, GanttProject)

Work Breakdown Structure (wbs):  La Work Breakdown Structure, detta anche Scomposizione Analitica del Progetto, è un albero gerarchico che mette in relazione fra di loro gli elementi di lavoro che sono necessari alla realizzazione dell’obiettivo finale. Il modo migliore di strutturare la WBS è quello di definire gli elementi della WBS in termini di risultati. Questo assicura che la WBS non dia raccomandazioni eccessive riguardo ai metodi, dando più spazio al pensiero creativo dei partecipanti al progetto. La WBS viene predisposta nelle fasi preparatorie del progetto ed è utile per identificare gli obiettivi specifici del progetto.

Diagramma di Pert:  Il diagramma PERT (acronimo di project evaluation and review technique) è un metodo adottato per determinare i tempi delle attività di un progetto. Rispetto alla semplice stima a valore singolo, il metodo presuppone la determinazione di valori di stima ottimale, probabile e pessimistico che risultano più adeguati a valutare i tempi necessari per le attività che presentano incertezze o complessità. Tramite le stime dei tempi e l’identificazione delle relazione tra le singole attività è possibile produrre un reticolo in cui ogni nodo corrisponde ad un’attività che permette di identificare i percorsi critici del progetto.

Cronoprogramma:  Il cronoprogramma è un documento che rappresenta la collocazione temporale delle fasi di realizzazione di un progetto verificandone la congruenza logica. Il dettaglio delle fasi dipende dalla tipologia del progetto. Solitamente è rappresentato graficamente con una lunga  barra all’interno di un calendario che ha una cadenza giornaliera , settimanale, mensile, annuale in funzione della durata del progetto, e rappresenta la collocazione temporale di ciascuna attività. Il cronoprogramma è un utile strumento per aiutare i membri del team a conoscere le tempistiche con cui andranno realizzati i deliverables del progetto.

Diagramma di Gantt: Il diagramma di Gantt è costituito da un asse orizzontale che rappresenta il tempo ed un asse verticale in cui sono elencate le differenti attività. Sul diagramma vengono indicate per ogni attività la data di inizio, la data di completamento e le relazioni con le altre attività come indicato nel diagramma Pert (ad esempio alcune attività possono essere iniziate solo al completamento di altre attività, oppure due attività devono necessariamente iniziare nello stesso momento, ecc). Il diagramma di Gantt predisposto all’inizio di un progetto consente di monitorarne l’andamento nel tempo permettendo di operare cambiamenti e aggiustamenti in caso di ritardi senza compromettere il “percorso critico” del progetto.

Dispositivi di finanziamento

Possiamo distinguere diverse tipologie di dispositivo di finanziamento di progetti sulla base delle caratteristiche del soggetto promotore e dei destinatari individuati. Alcuni progetti possono essere presentati da singoli individui, altri solo da enti privati come associazioni o cooperative e infine alcuni solo da istituti o enti di ricerca riconosciuti dalla comunità europea come università o centri di ricerca. I soggetti promotori solitamente sono enti governativi come la Commissione Europea e i Ministeri o enti privati come le fondazioni. La durata del progetto può essere molto varia da meno di un anno a vari anni, ma molti dispositivi hanno una periodicità fissa con l’uscita dei bandi su base annuale (nel caso di soggetti promotori pubblici considerate i consueti ritardi che li contraddistinguono).

Elenco dei differenti dispositivi di finanziamento

Nome Soggetto promotore Destinatari Durata Periodicità Link
Starting Grants Fondazione Cariparo Docenti e ricercatori di ruolo UNIPD Triennale Annuale Link
Bandi: Ambiente, Arte e Cultura, Ricerca Scientifica, Servizi alla Persona Fondazione Cariplo Comuni, Province, Città metropolitane, Enti gestori aree naturalistiche, Enti non profit (pubblici e privati),Ente di ricerca scientifica,Imprese e cooperative sociali, Onlus Annuale o Triennale Annuale Link
Just Italia Fondazione Just Italia Enti non profit e ONLUS Annuale Annuale Link
Charlemagne Fondazione Charlemagne Enti non profit e ONLUS Annuale Link
UMANA MENTE Allianz Foundation Network Enti non profit e ONLUS Biennale Annuale Link
Antonveneta Fondazione Antonveneta Enti non profit e ONLUS Annuale Annuale Link
Prigetti: Istruzione, Cultura dell’innovazione, Social Empowerment Fondazione Telecom Italia Enti pubblici e privati Annuale Annuale Link

Trattamento dei dati video

L’obiettivo del presente documento è quello di introdurvi all’utilizzo delle attrezzature, messe a disposizione dal laboratorio, per l’acquisizione e il trattamento dei dati video.

In laboratorio utilizziamo due tipologie di videocamere che si differenziano per il tipo di supporto su cui viene archiviato il video: Videocamere SD e Videocamere MiniDV. Le prime registrano il file video su una scheda SD le seconde registrano il video su un nastro magnetico. In entrambi i casi il video viene registrato in formato digitale, la qualità dipende dal modello di telecamera. Quando possibile è più conveniente usare le videocamere SD perchè permettono di risparmiare sull’acquisto della cassetta e sono più pratiche nella procedura di trasferimento del video su computer.

Modelli di telecamera presenti in laboratorio

foto Modello Formato Risoluzione Accessori Manuale
 canon-mvx330i-1q Canon MVX330i MiniDV 1.3 MP/1280×960  Grandangolo  MVX330_ITA
 sony-dcr-pc115e-medium Sony Handycam DCR-PC115E MiniDV  1.39 MP/1360×1020  Grandangolo  Sony DCR
 image_LEGRIA FS406 FSL SILVER_tcm13-800500 Canon Legria 406 SD  3.3 MP/1024×768 Legria FS406

Per poter utilizzare le attrezzature al di fuori del laboratorio è necessario compilare un modulo di prenotazione. Presso il laboratorio è presente un calendario in cui sono indicate le prenotazioni.

Prima di procedere con la registrazione è buona norma seguire alcuni passaggi preliminari. Prima di portare fuori dal laboratorio la telecamera accertarsi che la batteria sia carica e non siano presenti video sulla scheda di memoria o sulla videocassetta. Nel primo caso dovrete estrarre la scheda di memoria dalla telecamera, inserirla in un computer e trasferire l’intero contenuto della scheda in una cartella che avrete cura di conservare sul computer. Nel secondo caso sarà sufficiente munirsi di una videocassetta nuova. In entrambi i casi dovrete controllare sul calendario prenotazioni chi ha utilizzato per ultimo la telecamera e contattarlo per sapere cosa fare dei video.
Come ultimo accorgimento, prima di lasciare il laboratorio, registrate qualche minuto di prova con la videocamera e controllate qualità del video e dell’audio. Alcune telecamere vengono usate raramente e potrebbero presentare dei piccoli guasti.

Una volta arrivati nel contesto in cui volete usare le videocamere dovrete, dopo avere collegato la corrente ed acceso la videocamera, procedere con la regolazione del bianco. Si tratta di una procedura automatica di set up delle videocamere che permette di regolare una corretta riproduzione dei colori. Per la regolazione del bianco dovrete andare nel menu della videocamera (il percorso è differente per i vari modelli) e cercare una voce che riporti la scritta “white balance” o una sua abbreviazione. Sarà sufficiente inquadrare con la telecamera un foglio bianco e seguire le informazioni che appaiono sul display.

Infine, tornati in laboratorio, dovrete procedere con il trasferimento dei video su computer. In laboratorio usiamo gli iMac per questa fase, ma esistono programmi analoghi in ambiente windows nel caso vogliate/possiate archiviare una copia dei video sui vostri pc.
Il collegamento fisico della telecamera avviene tramite cavo usb (videocamere SD) o cavo firewire (videocamere MiniDV). Collegate il cavo usb ad una delle porte usb sul retro dell’iMac, mentre per il cavo firewire dovrete utilizzare un adattatore collegato alla porta firewire sul retro dell’iMac. Conviene mantenere la telecamera collegata ad una fonte di alimentazione durante la procedura di acquisizione del video.

Avviate il programma iMovie e procedete con l’importazione del video da telecamera. Una volta completata l’importazione potrete esportare il video aprendo con il Finder la cartella “eventi iMovie” che si trova nella cartella “Filmati” del vostro account. Il video completo della registrazione andrà archiviato secondo le modalità che vi sono state indicate per lo specifico progetto di ricerca e dovrete inserire le informazioni sul foglio google “videoDB” (per l’abilitazione all’editing del file rivolgetevi al vostro responsabile). Riponete infine la videocamere e le attrezzature che avete prelevato.

Nota Bene
Solitamente viene fatto compilare e firmare ai partecipanti alla ricerca che verranno filmati, un modulo di consenso informato al trattamento dei dati audio/video. Tale modulo va fatto firmare prima dell’accensione delle telecamere e deve essere conservato e archiviato insieme al video completo secondo le norme previste dal progetto di ricerca.

Quando prelevate una telecamera SD controllate che la scheda sia vuota prendendo visione dell’elenco dei video archiviati e controllate inoltre che il tempo di registrazione sia consono alle dimensioni in Gb della scheda SD (solitamente 4Gb = 2h20m). Se così non fosse, inserite la scheda SD in un iMac e controllate quanto spazio libero viene indicato dal sistema; se differisce dalla dimensione della scheda provate a svuotare il cestino.

Ricordate di cancellare il contenuto della scheda di memoria SD tramite la specifica opzione nel menu della videocamera. Se usate il computer per cancellare il contenuto della scheda di memoria, ricordate di svuotare il cestino prima di estrarre la scheda dal computer.

Report finale del tirocinio

Come compilare il report finale di tirocinio
Questo documento è rivolto agli studenti del corso di studi in scienze dell’educazione che devono presentare il report finale di tirocinio pre lauream e sono stati assegnati alla supervisione del professor Paolo Cottone.

Il report finale di tirocinio è un documento che deve essere consegnato in segreteria al termine del tirocinio e sulla base del quale il tutor produrrà le valutazioni dell’operato del tirocinante. Inoltre in molti casi costituisce la base di partenza per la stesura dell’elaborato finale di Laurea. Pertanto si tratta di un documento cui dedicare la massima cura ed attenzione.

La struttura del documento
Il report finale del tirocinio è composto grosso modo dalle stesse sezioni del progetto di tirocinio. Nella prima parte del documento andrà riportato il titolo del progetto e l’obiettivo principale così come riportati nel progetto di tirocinio.

La seconda parte del documento dovrà contenere una descrizione del contesto (l’ente ospitante). In questo caso, a differenza del progetto di tirocinio, sarà sufficiente una breve descrizione del contesto, focalizzata maggiormente sugli artefatti (ambienti, strumenti, ecc) coinvolti nelle attività del progetto.

La terza parte del documento dovrà contenere la descrizione delle attività svolte. Può essere utile organizzare il testo per singole attività. Per ogni attività procedere con una descrizione dettagliata, riportando informazioni sulle tempistiche, sui partecipanti coinvolti e sugli artefatti usati. Infine descrivere gli strumenti di valutazione adottati e  i principali dati raccolti.

La conclusione del report sarà destinata agli esiti della valutazione del progetto. Tale valutazione dovrà essere sostenuta dai dati raccolti tramite gli strumenti di valutazione delle singole attività. Dovrà quindi contenere un giudizio esplicito in termini di efficacia del progetto. I risultati attesi, indicati nell’obiettivo principale e negli obiettivi specifici del progetto di tirocinio, potranno discostarsi da quanto effettivamente ottenuto. In tal caso sarà utile produrre una breve spiegazione del fenomeno e suggerire una possibile soluzione o miglioramento. Può essere utile sottolineare che la valutazione deve essere effettuata rispetto all’efficacia del progetto e non esclusivamente in riferimento ai risultati raggiunti dall’utenza coinvolta nel progetto.

Errori comuni nella stesura del report finale
Come per il progetto di tirocinio anche per il report è necessario mantenere uno stile formale. L’errore più frequente nei report è l’utilizzo della prima persona e lo stile narrativo adottato nel testo. Il report di tirocinio è un documento che andrebbe scritto adottando un registro formale e ricordando che ogni asserzione dovrà essere supportata da basi teoriche o dai dati raccolti durante il tirocinio. 

Questo ci porta a considerare il secondo errore più frequente: l’uso di impressioni personali ricavate da una attività di osservazione non meglio specificata per considerare successi ed insuccessi nelle attività di tirocinio. Durante il tirocinio, per lo svolgimento del vostro progetto, dovreste aver adottato strumenti di valutazione specifici (questionari, griglie di osservazione, interviste, ecc.). Questi strumenti e i dati raccolti andranno dettagliatamente descritti nel report finale e utilizzati per fondare la valutazione del progetto.

Il terzo errore più frequente è pensare che i termini tecnici o ancor di più gli acronimi adottati quotidianamente nel contesto di tirocinio siano universalmente noti. Per questo motivo è necessario accompagnare ogni termine da una breve descrizione o da un riferimento bibliografico.

Alcuni suggerimenti
Può capitare di dover modificare l’obiettivo o altri aspetti del progetto in corso d’opera. In tal caso è necessario descrivere le condizioni cha hanno portato alla ridefinizione del progetto. Può essere utile esplicitare questi contenuti in una parte apposita di introduzione al report.

Nel caso in cui riportiate estratti di interviste dovrete assicurarvi di aver raccolto e conservato una copia del consenso informato per il trattamento dei dati oppure dovrete assicurarvi di rendere non riconoscibile l’intervistato usando uno pseudonimo. Visto l’oggetto della maggior parte dei progetti di tirocinio, questo potrebbe essere molto difficile.

Nel caso in cui vogliate allegare fotografie in cui sono ritratti dei soggetti, minori o non, dovrete renderne irriconoscibile il volto tramite l’utilizzo di un software di foto ritocco.

Norme editoriali per la tesi

Questo documento ha lo scopo di presentarvi le norme editoriali da seguire per la stesura della tesi di laurea o dell’elaborato finale. Le informazioni qui riportate sono valide sia per gli studenti della scuola di Psicologia che per quelli del corso di studi in Scienze della Formazione.

Frontespizio

Sulla Frontespizio deve figurare il logo dell’Università; il titolo della tesi, in italiano e in inglese, il nome e il numero di matricola dello studente, i nomi del relatore e degli eventuali correlatori che abbiano collaborato alla preparazione della tesi. Nel frontespizio deve essere inoltre indicato il Dipartimento di riferimento del corso di studio e anche, se non coincidente, il Dipartimento di afferenza del relatore: “Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata”.

Tipografia e impaginazione

Sebbene non esistano indicazioni precise al riguardo si ricorda che la lunghezza della tesi non dovrebbe superare le 100 facciate per le magistrali e le 50 facciate per le triennali (esclusi eventuali allegati o appendici).  La stampa va effettuata su fogli A4, fronte/retro.

Per una corretta impaginazione impostate i margini del documento a 3 cm per lato e se utilizzate un programma di scrittura che ve lo consente predisponete i seguenti stili:

Titolo: il titolo deve essere redatto con font Arial grassetto, corpo 18, interlinea 1 e spazio dopo il paragrafo 6pt. Allineamento a sinistra.

Sottotitolo: il sottotitolo deve essere redatto con font Arial grassetto, corpo 16, interlinea 1 e spazio dopo il paragrafo 3pt. Allineamento a sinistra

Corpo: il corpo del testo deve essere redatto con font Arial, corpo 12, interlinea 1.5, rientro  prima riga 0,5 cm e spazio dopo il paragrafo 3pt. Allineamento giustificato.

Citazione: le citazioni testuali devono essere redatte con font Arial, corpo 11, interlinea 1, rientro 1 cm per lato e spazio dopo il paragrafo 3pt. Allineamento giustificato.

Estratto: gli estratti delle interviste o dei dati interattivi raccolti devono essere redatti con font Courier New, corpo 11, interlinea 1, rientro 1 cm per lato e spazio dopo il paragrafo 3pt. Allineamento giustificato.

Bibliografia: i riferimenti bibliografici devono essere redatti con font Arial, corpo 12, interlinea 1,5 rientro sinistra 0,5 cm e spazio dopo il paragrafo 3pt. Allineamento giustificato.

Norme bibliografiche

I riferimenti bibliografici devono essere scritti secondo le più recenti norme APA (http://www.apastyle.org/). Nel testo dovrete riportare il cognome dell’autore e l’anno della pubblicazione tra parentesi tonde. Nel caso delle citazioni testuali dovrete contenerle con le doppie virgolette e al termine riportare tra parentesi tonde il cognome dell’autore l’anno della pubblicazione e il numero della pagina in cui è presente il testo riportato. Nel capitolo della bibliografia dovrete riportare l’elenco dei riferimenti bibliografici in ordine alfabetico per cognome del primo autore e successivamente per anno decrescente. In caso di più pubblicazioni del medesimo autore con anno di pubblicazione uguale, aggiungete una lettera minuscola.

Esempio

1 I sistemi di attività quotidiana

1.1 La trascrizione dei dati discorsivi e interattivi

   L’impossibilità di lavorare direttamente sui dati registrati ha richiesto ai conversazionalisti di produrre un sistema condiviso di regole di trascrizione di tali interazioni, inizialmente proposta da Gail Jefferson (1989) e pertanto comunemente definita trascrizione jeffersoniana.  (cfr. estratto seguente).

3°OP: e una valvetta epatica
1°OP: epatica:: e che viene messa alla fila de qua(4.0)
1°OP: (questa) grande però.

   Esiste ora nella ricerca sociale una diffusa consapevolezza del fatto che non ci sono “dati oggettivi” da “trovare”, ma costruzioni che vengono prodotte nel corso della attività di ricerca:

“ora comprendiamo che non c’è una finestra trasparente sulla vita interiore delle persone. Qualsiasi sguardo è sempre filtrato attraverso le lenti del linguaggio, del genere, della classe sociale, della razza e della etnicità. Non ci sono osservazioni obiettive ma solo osservazioni socialmente situate nei mondi dell’osservatore e dell’osservato.” (Denzin e Lincoln  1998 p. 24).

   Già il porsi simili domande di ricerca testimonia un interesse per quelli che sono stati definiti come sistemi di attività quotidiana e per le interazioni sociali e discorsive che li caratterizzano (Gergen, 1996).

Bibliografia

Denzin, N.K. e Lincoln, Y.S. (1998). Collecting and interpreting qualitative materials. Thousand Oaks, Sage.

Gergen, K.  (1996) Organizational science in a postmodern context, Journal of Behavioral Science vol 32, pp. 356-378

Zucchermaglio, C. (2000) Gruppi di lavoro. Tecnologie, pratiche sociali e negoziazione, in G. Mantovani (a cura di) Comunità di pratiche e nuove tecnologie, Bologna, il Mulino, pp. 181-202.

Progetto di Tirocinio

Come compilare il progetto di tirocinio
Questo documento è rivolto agli studenti del corso di studi in scienze dell’educazione che devono presentare il progetto di tirocinio pre lauream e sono stati assegnati alla supervisione del professor Paolo Cottone.
Le parti che compongono il progetto di tirocinio sono:
Titolo
Obiettivo principale
Contesto
Obiettivi specifici
Attività
Valutazione

Titolo
Il titolo deve essere indicativo del progetto che verrà svolto. Può essere strutturato in titolo e sottotitolo.

Obiettivo principale
L’obiettivo principale deve essere espresso in termini specifici.
Deve essere messa in risalto l’utilità per la comunità scientifica e professionale data dal raggiungimento dell’obiettivo
Potete aiutarvi rispondendo alle seguenti domande:
A quale quesito non avete trovato risposta durante i vostri studi?
Confidate nelle tecniche e strumenti educativi che avete appreso o pensate che in alcune situazioni possano essere insufficienti/inadatti?
Avete appreso delle tecniche o strumenti (anche all’esterno del vostro percorso universitario) e non ne conoscete la validità in un contesto educativo?
Quali utilità può avere per la comunità scientifica e professionale, o per l’ente che vi ospiterà, trovare una risposta a queste domande?
Quali sono, se ve ne sono, i vantaggi per l’utenza dati dal raggiungimento dell’obiettivo generale?
Completata la stesura dell’obiettivo principale dovrete presentare il lavoro alla struttura che avete selezionato. Cercate di suscitare l’interesse del vostro tutor rispetto all’obiettivo del vostro progetto
Considerate però che dovrete, molto probabilmente, negoziare alcuni aspetti con il vostro tutor.

Contesto
La descrizione del contesto della vostra attività di tirocinio dovrà contenere sia informazioni sulla tipologia di struttura, sulla storia della sua fondazione e sulla sua localizza
zione territoriale, sia la descrizione degli spazi, delle professionalità coinvolte e della tipologia di utenza.
Per compilare questa parte potete chiedere le informazioni al vostro tutor, non sempre il sito web o il materiale informativo sono aggiornati.

Obiettivi specifici
L’obiettivo principale che avete descritto, dovrà essere scomposto in sotto obiettivi, o meglio obiettivi specifici.
Il raggiungimento di tutti gli obiettivi specifici consentirà il raggiungimento dell’obiettivo principale.
Cercate di definire gli obiettivi specifici indicando quale è il risultato atteso per ognuno e come questo concorre al raggiungimento dell’obiettivo principale.

Attività
Le attività sono strettamente collegate agli obiettivi specifici.
Andranno negoziate con il tutor e dovranno essere descritte nel dettaglio fornendo informazioni che permettano una facile valutazione al termine del progetto.

Valutazione
Dovrete descrivere gli strumenti che utilizzerete per la valutazione ed i parametri per cui è possibile giudicare la riuscita del progetto. Se ad esempio volete avvalervi di griglie di osservazione, descrivete la loro struttura. Indicate anche i momenti in cui effettuerete la valutazione.
Ricordate che i dati che raccoglierete andranno presentati in fase di valutazione finale del tirocinio.


Esempio

Titolo
Educazione alimentare 0-3:
Prevenzione primaria personalizzata per l’educazione alimentare dei bambini da 0 a 3 anni.

Obiettivo principale
Il presente progetto affronta la tematica dell’educazione alimentare all’interno di un asilo nido.
L’alimentazione, uno degli aspetti che più incide sulla qualità della vita e sul benessere di ogni individuo, necessita di uno “spazio educativo” privilegiato al fine di far acquisire corrette abitudini fin dalla prima infanzia.
L’obiettivo principale è quello di fornire ai famigliari degli utenti una completa informazione sulle corrette abitudini alimentari con specifici riferimenti per ogni singolo utente dell’asilo.

Il prodotto finale del progetto sarà un opuscolo suddiviso in due sezioni: una prima sezione contenente informazioni sull’alimentazione per i bambini di 0-3 anni, una seconda sezione dedicata alle informazioni specifiche per il singolo utente. Tramite questo opuscolo sarà possibile informare i genitori sulle abitudini alimentari del bambino in asilo e sui suoi comportamenti durante il pranzo in mensa.
Questo obiettivo presenta una duplice utilità. Da una parte l’opuscolo può costituire un valido supporto di prevenzione primaria, mentre dall’altra parte i dati raccolti sul comportamento degli utenti possono fornire un valido feedback per gli operatori dell’asilo.

Contesto
Il contesto in cui verrà condotto il progetto è l’asilo nido “Il Girasole”, una struttura convenzionata che sorge nel comune di Padova in una zona prevalentemente residenziale, all’interno di un comprensorio scolastico dove sono presenti anche una scuola primaria e una scuola media entrambe pubbliche. Il Girasole è una realtà abbastanza recente: fondato nel 1999 per volere di alcuni residenti della zona, e gestito dalla cooperativa omonima.
La struttura, di 370 metri quadrati, è composta da 4 stanze adibite alle attività, una sala mensa con cucina ed una zona uffici. Inoltre è presente un ampio spazio scoperto attrezzato con parco giochi.
All’interno del nido operano quattro educatrici coadiuvate dalla presenza di una psicologa ed una esperta in psicomotricità. La struttura può accogliere fino a 30 utenti e si rivolge prevalentemente alle famiglie che risiedono nella zona.

Obiettivi specifici
– Approfondimento delle conoscenze in merito all’educazione alimentare attraverso una raccolta e analisi della bibliografia di riferimento. Mediante alcune interviste con gli operatori della struttura sarà possibile delineare le pratiche ed i riferimenti adottati nello specifico contesto. Questo obiettivo consentirà di produrre la prima parte dell’opuscolo. Rilevazione delle conoscenze e i bisogni dei famigliari mediante un questionario appositamente costruito e somministrato nelle fasi iniziali del progetto. Il questionario andrà condiviso con gli operatori del nido. Questo obiettivo consentirà di produrre una comunicazione più efficace mediante l’opuscolo e di predisporre gli strumenti per la raccolta dei dati comportamentali
– Raccolta, mediante griglie di osservazione, dei dati sul comportamento degli utenti durante le pause per il pranzo e le merende. La raccolta sarà costante nel tempo per poter cogliere eventuali cambiamenti da parte degli utenti. I dati così raccolti verranno analizzati al fine di ottenere una dettagliata descrizione per ogni singolo utente che costituirà la seconda parte dell’opuscolo.
– Restituzione dei risultati del progetto ai famigliari e agli operatori. Sarà previsto un incontro con gli operatori per condividere i risultati delle osservazioni e accogliere suggerimenti. Verrà stabilito un protocollo di restituzione per i famigliari in cui verranno illustrati i contenuti dell’opuscolo e fornite spiegazioni individuali.

Attività
-Definire i contenuti dell’opuscolo: verrà condotta una ricerca bibliografica mediante il database opac di ateneo per raccogliere manuali sull’educazione alimentare. Dopo una prima stesura dei contenuti dell’opuscolo, si procederà con un confronto con gli operatori al fine di integrare i contenuti con informazioni specifiche relative al contesto.
-Costruire e somministrare il questionario iniziale: verrà predisposto un questionario per rilevare le abitudini alimentari dei bambini (cibi preferiti, grado di autonomia, informazioni sulla dieta) ed i bisogni delle famiglie (caratteristiche della famiglia, abitudini alimentari).
-Costruire le griglie di osservazione: le griglie di osservazione dovranno consentire una veloce annotazione di informazioni riguardanti: preferenze del bambino, reazioni a nuovi sapori, esplorazione manuale del cibo, comportamenti pro sociali di condivisione.
-Condurre l’osservazione strutturata: per la durata di un mese, quotidianamente, verranno compilate le griglie di osservazione durante le pause per il pranzo e le merende. Verrà selezionato un numero limitato di bambini per consentire una più agevole osservazione, si procederà poi ad una nuova selezione fino al completamento degli utenti.
-Organizzare le modalità di consegna dell’opuscolo ai famigliari: verrà predisposto uno spazio apposito per poter dedicare l’attenzione e il tempo necessari per la consegna dell’opuscolo ai famigliari e la spiegazione delle informazioni riportate sul bambino.

Valutazione
Durante la fase iniziale del progetto, in accordo con gli operatori, verranno stabilite le scadenze per il progetto.
Il progetto verrà sottoposto a costante valutazione attraverso l’utilizzo di un diario di bordo. Il diario di bordo verrà compilato quotidianamente e conterrà un resoconto dello stato di avanzamento del progetto. Inoltre durante la fase di osservazione verranno riportate anche eventuali note sui comportamenti degli utenti che non trovano spazio nella griglia di osservazione.
Eventuali ritardi rispetto ai tempi previsti verranno risolti riducendo il numero di utenti oggetto di osservazione.

Literature Review

Literature Review

A literature review is a text written by someone to consider the critical points of current knowledge including substantive findings, as well as theoretical and methodological contributions to a particular topic. …

Wikipedia

L’obiettivo del presente documento è quello di fornire le informazioni basilari per poter affrontare il lavoro di stesura della literature review.

La literature review è un compito che sarete spesso chiamati ad eseguire durante il vostro percorso accademico sia come prodotto a se stante sia come parte di scritti più ampi. Viene considerata l’attività fondamentale per la ricerca accademica. Infatti è molto utile come strumento per approfondire ed organizzare le conoscenze su un particolare argomento.

Cos’è la literature review

Prima di procedere è utile chiarire subito cosa non è una literature review. Non si tratta di una tesi, di un saggio o di un research paper. Nella literature review non vengono proposte o dimostrate ipotesi o argomentazione, ne essa costituisce il corpo della vostra dissertazione.

Per capire cosa è la literature review possiamo iniziare considerando i due termini che la compongono. Con il termine literature si intendono le opere più rilevanti per un argomento specifico pubblicate su riviste e fonti accademiche. Solitamente queste comprendono le riviste “peer reviewed” degli editori rilevanti per la disciplina di riferimento e indicizzate sui principali database. Con il termine review si intende una rassegna composta dai principali concetti organizzati secondo specifiche relazioni.

Gli obiettivi principali di una literature review sono sia aumentare la propria conoscenza e comprensione dei fenomeni che si vogliono studiare sia dimostrare di sapere padroneggiare tale conoscenza. L’obiettivo più importante, dal momento che il nostro scritto sarà destinato ad un pubblico, è quello di aggiornare il lettore sullo stato dell’arte della ricerca nello specifico ambito.

Fasi del processo

Possiamo individuare quattro fasi temporali nella preparazione della literature review:

  1. Raccolta della letteratura: Per la raccolta della letteratura dovrete fare riferimento a database rilevanti per la disciplina e utilizzare i servizi messi a disposizione dal sistema bibliotecario del vostro Ateneo. I siti web delle principali case editrici dispongono di motori di ricerca che permettono di consultare gli articoli pubblicati nelle loro riviste.  Se vi viene richiesto un numero specifico di articoli da includere nella literature review, in questa fase dovreste raccoglierne almeno il doppio.
  2. Analisi della letteratura: La prima fase di analisi della letteratura deve essere effettuata scorrendo velocemente abstract e bibliografia riportati negli articoli al fine di escludere le fonti meno rilevanti o fuori tema. Successivamente, per gli articoli rimasti, si procede con la lettura e la collezione di note e citazioni. Per le citazioni è utile segnare sin da subito il numero di pagina in cui si trovano nell’articolo perchè andrà poi indicato nella literature review qualora si decidesse di inserire la citazione nel testo.
  3. Organizzazione della letteratura: L’obiettivo di questa fase è quello di individuare le possibili relazioni che intercorrono tra le diverse fonti che sono state individuate nella fase precedente. Il prodotto finale sarà pertanto una scaletta in cui sono riportati i riferimenti bibliografici raccolti, organizzata secondo specifici raggruppamenti.
  4. Sintesi della letteratura: L’ultima fase del processo prevede la stesura del draft finale della literature review. In esso saranno presenti le descrizioni dei raggruppamenti e la presentazione dei contenuti principali dei differenti riferimenti raccolti. Nel draft finale andranno inserite le citazioni e le note prodotte grazie all’analisi della letteratura.

Tecniche per organizzare le risorse

Come abbiamo anticipato sono possibili differenti modalità di raggruppamento del materiale bibliografico raccolto.

Una modalità comune è l’ordine cronologico dove ad esempio potremmo organizzare  una literature review sulle cause dell’autismo dividendo le fonti in decadi: “negli anni 50 si riteneva che l’autismo fosse causato da una relazione genitoriale disfunzionale, negli anni 70 si riteneva che l’autismo fosse un disturbo psicologico di origine sconosciuta,negli anni 90 si riteneva che l’autismo fosse un insieme di predisposizioni genetiche e fattori scatenanti, ecc…”

Possiamo seguire questa modalità anche raggruppando il materiali per evidenziare gli avanzamenti nella disciplina come ad esempio una literature review sugli sviluppi nell’ambito delle nanotecnologie dove avremmo un primo gruppo di ricercatori e teorici che hanno aperto il campo seguiti da un secondo gruppo che ha sviluppato le tecnologie e un terzo gruppo che ha affinato le tecniche di ricerca, ecc…

Una terza modalità può essere quella geografica: dove ad esempio una literature review sugli studi sullo schiavismo potrebbe riportare gli studi condotti dal punto di vista delle Americhe, gli studi condotti nel contesto dei processi di colonizzazione africana, gli studi sullo schiavismo in Asia, ecc…

Possiamo seguire anche altre modalità come ad esempio raggruppare la bibliografia in base alle domande che sono state affrontate finora sullo specifico tema. In questo caso la literature review risponderà alla domanda: “quali sono le principali questioni in relazione a questo argomento che sono state affrontate dai ricercatori nel corso degli anni?”

Bibliografia annotata

La bibliografia annotata è considerata un prodotto intermedio della fase di stesura della literature review, ma la sua utilità è tale che, specialmente quando si desidera approfondire un nuovo ambito di ricerca, può essere l’obiettivo finale della nostra rassegna.

Solitamente è un testo costituito da una parte introduttiva in cui viene specificata la modalità di raggruppamento adottato. In seguito andranno etichettati e descritti i singoli raggruppamenti e riportate in un elenco numerato le fonti bibliografiche per ogni raggruppamento.

Attenzione particolare andrà posta nel riportare correttamente i riferimenti bibliografici secondo le norme APA. Quando andrete ad includere la bibliografia nella literature review , o nei testi che scriverete sull’argomento, farete riferimento a quanto riportato nella bibliografia annotata.

Sul sito dell’APA è disponibile un utile esempio di bibliografia annotata

Final draft

Lo scopo della literature review è quello di presentare lo stato dell’arte delle ricerche sull’argomento specifico di studio. Il testo finale dovrà quindi evidenziare i risultati delle passate ricerche valutandone i punti di forza e di debolezza ed evidenziando le questioni aperte. Sarà possibile raggruppare ulteriormente le fonti in base ai metodi, ai risultati ottenuti, ecc..

Alcune delle fonti riportate, avendo una maggiore rilevanza per la disciplina, verranno trattate nel dettaglio. Ad esempio descrivendo una ricerca andranno riportate le ipotesi di partenza, informazioni sui partecipanti, alcuni accenni alla metodologia ed ovviamente i risultati ottenuti.

Nel testo finale troveranno inoltre spazio le note e le citazioni raccolte durante la fase di analisi della letteratura. Sarà comunque necessario produrre un testo di commento in riferimento alle citazioni incluse.

La literature review può costituire una tipologia di pubblicazione specifica come in questo esempio.